Diario del Laboratorio

TDA 1022

Il segreto del Solina …e i suoi 3 TCA350

Chi avrebbe mai detto che una delle piccole molle del Vox Continental potesse essere rifatta partendo da un semplice filo di bronzo fosforoso da 0,40 mm?
Con un po’ di pazienza, qualche attrezzo autocostruito e tanta precisione è possibile riprodurle fedelmente. Nel video che segue vi accompagneremo passo dopo passo nella loro realizzazione, dimostrando che, anche quando i ricambi non esistono più, con passione e ingegno si può continuare a far vivere questi straordinari strumenti.

Come funzionavano gli organi Combo degli anni ’60

Negli anni Sessanta, molto prima dell’avvento dei microprocessori e dell’elettronica digitale, gli organi Combo come il Vox Continental, il Farfisa Compact, il GEM, il Philicorda e molti altri riuscivano a generare tutte le note della tastiera sfruttando un’idea tanto semplice quanto geniale.

Il cuore del sistema era costituito da dodici schede elettroniche, una per ciascuna delle dodici note della scala cromatica (Do, Do#, Re, Re#, Mi, Fa, Fa#, Sol, Sol#, La, La# e Si).

Ogni scheda era costruita attorno a un oscillatore Hartley, tarato per generare la frequenza della nota più acuta di quella famiglia. Da quella singola frequenza, una catena di stadi divisori realizzati con coppie di transistor in configurazione multivibratore bistabile (flip-flop) divideva progressivamente la frequenza per due.

Ogni divisione produceva la stessa nota, ma un’ottava più bassa. In questo modo, partendo da un unico oscillatore, era possibile ottenere tutte le ottave della stessa nota senza dover costruire un oscillatore dedicato per ciascun tasto.

Ad esempio, la scheda del Do generava inizialmente il Do dell’ottava più alta. Il primo divisore produceva il Do un’ottava sotto, il secondo divisore il Do ancora più basso e così via, fino a coprire tutta l’estensione della tastiera. Lo stesso principio veniva applicato alle altre undici note.

Quando il musicista premeva un tasto, il circuito non faceva altro che selezionare la frequenza corrispondente e inviarla ai successivi stadi di filtraggio, registrazione e amplificazione.

Questa soluzione rappresentava un perfetto equilibrio tra semplicità, affidabilità ed economia costruttiva. Con soli dodici oscillatori e una manciata di transistor era possibile ottenere decine di note perfettamente intonate, dando vita a strumenti che, ancora oggi, affascinano musicisti e restauratori per il loro caratteristico timbro caldo e inconfondibile.

Nelle prossime illustrazioni vedremo passo dopo passo come questa brillante soluzione elettronica permetteva a un Vox Continental di trasformare dodici semplici oscillatori in un’intera tastiera musicale.

 

 

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