Restauri

I nostri restauri

Fra ciccioli e coriandoli

Ogni strumento che arriva sul nostro banco di lavoro ha una storia da raccontare.

Alcuni sono rimasti chiusi in una soffitta per decenni, altri hanno trascorso una vita sui palchi, nelle sale da ballo o negli studi di registrazione. Ognuno porta con sé i segni del tempo, delle riparazioni improvvisate, delle modifiche e, immancabilmente, una piccola manciata di… coriandoli.

Sì, perché chi restaura strumenti musicali vintage lo sa bene: aprendo un organo o un sintetizzatore è facile trovare all’interno coriandoli, stelle filanti, brillantini e piccoli ricordi delle feste che quello strumento ha animato negli anni. È quasi una tradizione, una simpatica testimonianza delle serate passate a far ballare intere generazioni.

Poi ci sono i ciccioli.

È il nome affettuoso con cui noi chiamiamo i circuiti integrati, quei piccoli componenti elettronici che rappresentano il cuore degli strumenti e che, spesso, richiedono pazienza, studio e un pizzico di fortuna per essere riportati in vita.

Ogni restauro è diverso. A volte basta una semplice manutenzione, altre volte servono settimane di ricerca, reverse engineering, ricostruzione di circuiti ormai introvabili o la realizzazione di componenti completamente nuovi.

Nei video raccolti in questa sezione condividiamo il nostro modo di lavorare, gli errori, le difficoltà e, soprattutto, la soddisfazione di riascoltare uno strumento che torna finalmente a suonare dopo anni di silenzio.

Non pretendiamo di insegnare nulla: vogliamo semplicemente raccontare la nostra esperienza e trasmettere la passione che ci accompagna ogni volta che un nuovo “paziente” arriva sul banco di lavoro.

Benvenuti nel nostro laboratorio.

Un ritorno dalla polvere del tempo…

Ci sono restauri che iniziano su un banco da lavoro e altri che sembrano l’inizio di un film d’avventura. Questa Eko Computerythm è stata ritrovata all’interno di un vecchio casolare, dove era rimasta abbandonata per molti anni, esposta all’umidità, alla polvere e agli agenti atmosferici. Le sue condizioni lasciavano ben poche speranze: ossidazione, sporco e i segni di un lungo periodo di abbandono sembravano aver messo definitivamente fine alla sua storia. Ma ogni strumento ha qualcosa da raccontare, e prima di arrendersi merita sempre una possibilità. In questo video vi accompagniamo passo dopo passo nel lungo lavoro di recupero, dalla pulizia iniziale fino al restauro elettronico e meccanico, mostrando come uno strumento che sembrava ormai destinato alla demolizione possa tornare a vivere e, soprattutto, a suonare ancora.

Il restauro del Welson Syntex

Il Welson Syntex(1977), progettato dall’ingegner Sergio Menchinelli, rappresenta uno dei sintetizzatori italiani più interessanti della sua epoca, sia per le soluzioni tecniche adottate sia per l’originalità del progetto.

L’esemplare protagonista di questo video è arrivato nelle nostre mani in condizioni davvero estreme: era stato recuperato in discarica e il tempo aveva lasciato segni profondi su ogni sua parte.

Il restauro non si è limitato alla riparazione dell’elettronica. È stato un lavoro completo che ha coinvolto ogni aspetto dello strumento.

Il mobile è stato interamente restaurato, molte parti mancanti sono state ricostruite da zero e tutte le serigrafie del pannello sono state ridisegnate e riprodotte fedelmente per restituire allo strumento il suo aspetto originale.

Ma il lavoro più impegnativo è stato quello nascosto agli occhi.

Lo schema elettrico reperibile in rete risultava infatti incompleto e insufficiente per affrontare un restauro accurato. Per questo motivo abbiamo eseguito il reverse engineering completo delle schede elettroniche, ricostruendo gli schemi mancanti e verificando il funzionamento di ogni sezione del sintetizzatore.

Questo lavoro ci ha permesso non solo di riportare in vita lo strumento, ma anche di preservare una documentazione tecnica che rischiava di andare perduta.

Il Welson Syntex è un piccolo capolavoro dell’ingegneria elettronica italiana e, con questo restauro, abbiamo voluto rendere omaggio non solo allo strumento, ma anche al suo progettista, Sergio Menchinelli, il cui talento e la cui inventiva meritano di essere ricordati.

Buona visione.

Il restauro della

CRB Computer Band 2000

L’esemplare protagonista del video che segue era purtroppo arrivato fino a noi in condizioni tutt’altro che semplici.

Il tempo e l’incuria avevano lasciato segni profondi sullo strumento: numerose parti risultavano mancanti o gravemente danneggiate, rendendo necessario un lungo lavoro di ricerca e ricostruzione.

Il restauro ha interessato sia la parte elettronica sia quella estetica. Oltre alla completa revisione dei circuiti, è stato necessario ricostruire diversi particolari ormai irreperibili, restaurare il mobile, recuperare la meccanica e riportare lo strumento al suo aspetto originale, cercando di rispettare fedelmente il progetto concepito dai tecnici della CRB Elettronica.

Come per molti dei nostri restauri, l’obiettivo non era semplicemente far tornare a funzionare lo strumento, ma conservarne l’identità storica, preservando ogni dettaglio possibile e ricostruendo ciò che il tempo aveva cancellato.

Quello che vedrete nel video è il risultato di molte ore di lavoro, ricerca e passione, dedicate a uno degli arranger italiani più interessanti e meno conosciuti mai prodotti.

Buona visione!

Il restauro

Il video che segue documenta il completo restauro di questo splendido Eminent Solina String Ensemble, uno strumento che, quando è arrivato nel nostro laboratorio, versava in condizioni davvero critiche.

Oltre ai normali interventi di revisione elettronica, è stato necessario affrontare un importante lavoro di recupero estetico del mobile e della plancia comandi. Una delle problematiche più note di questo strumento è infatti il deterioramento della caratteristica serigrafia dorata del pannello frontale, che con il passare degli anni tende a scolorirsi, consumarsi o addirittura a scomparire completamente.

Per riportare il Solina al suo aspetto originale abbiamo quindi ricostruito fedelmente le parti serigrafate, cercando di rispettare ogni dettaglio grafico dell’epoca, così come interveniamo abitualmente sui nostri restauri.

Come sempre, il nostro obiettivo non è semplicemente far tornare lo strumento a suonare, ma restituirgli anche l’aspetto che aveva quando uscì dalla fabbrica, preservandone il valore storico e tecnico.

Buona visione!

Buona visione!

Vox Continental 301E (Versione Italiana EME)

Ci sono strumenti che entrano nella storia della musica… e altri che ti cambiano la vita.

Per me questo Vox Continental 301E, costruito in Italia dalla EME di Sambucheto di Montecassiano (Macerata), rappresenta entrambe le cose.

È stato infatti il primo strumento a entrare nella mia collezione e, soprattutto, quello che ha trasformato una già forte passione per l’elettronica in una vera e propria ossessione per gli strumenti musicali vintage. Tutta colpa di Andrea! Fu lui, tantissimi anni fa, ad aprirmi per la prima volta il coperchio di un Vox Continental e a mostrarmi cosa si nascondeva al suo interno. Da quel momento non ho più smesso di voler capire come funzionassero queste incredibili macchine.

Il Vox Continental è uno dei combo organ più iconici degli anni Sessanta. Il suo timbro brillante, graffiante e immediatamente riconoscibile ha accompagnato alcuni dei più grandi gruppi della storia del rock, diventando un autentico simbolo di un’intera epoca. È stato utilizzato da artisti leggendari come The Doors, The Beatles, The Monkees e da moltissimi altri protagonisti della scena beat e rock internazionale.

Quando sono riuscito a recuperarne uno, le sue condizioni erano tutt’altro che incoraggianti. Molti lo avrebbero considerato irrecuperabile… ma, come diciamo sempre nel nostro laboratorio:

“Più sono scassati, più ci divertiamo!”

Il video che segue racconta l’intera storia del suo restauro: dalla ricostruzione delle parti deteriorate al recupero dell’elettronica originale, fino al ritorno di quel suono inconfondibile che ha fatto innamorare generazioni di musicisti.

Buona Visione!

Gibson G-101

Il Gibson G-101 è uno dei combo organ più affascinanti e meno comuni della seconda metà degli anni Sessanta. Prodotto tra il 1967 e il 1969 dalla Lowrey Organ Company per conto di Gibson, nacque come risposta ai celebri Vox Continental e Farfisa Compact, distinguendosi però per una tavolozza sonora decisamente più ampia e per alcune soluzioni tecniche molto originali. Nonostante ne siano stati costruiti meno di duemila esemplari, il G-101 è diventato uno strumento di culto, anche grazie a musicisti come Ray Manzarek dei The Doors, che lo adottò al posto del Vox Continental durante gli ultimi anni della band.


Il restauro

L’esemplare protagonista di questo video era arrivato nel nostro laboratorio in condizioni davvero difficili.

Oltre ai numerosi problemi elettronici, il mobile era profondamente deteriorato e presentava un danno particolarmente complesso: dal coperchio mancava completamente una porzione del rivestimento originale.

Non esistendo ricambi, ho dovuto inventare una tecnica di ricostruzione completamente artigianale. Dopo numerose prove sono riuscito a ricreare fedelmente la finitura originale utilizzando tessuti particolari, materiali plastificanti e l’aerografo, fino ad ottenere una superficie praticamente indistinguibile da quella di fabbrica.

Anche tutta la ferramenta dello strumento era fortemente ossidata. Per completare il restauro ho deciso di affrontare una sfida in più: realizzare la rinichelatura delle parti metalliche direttamente nel laboratorio di casa, riportando le chiusure del coperchio e gli altri componenti al loro antico splendore.

Buona Visione!!

 

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